PERCHÈ NIKE È FINITO SOTTO ACCUSA ?

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Quando Nike ha realizzato la sua silhouette Go FlyEase, la prima sneaker a essere indossata senza l’utilizzo delle mani, il marchio è stato elogiato per i suoi sforzi nel creare una scarpa che potesse essere indossata da tutti. Persone con disabilità compresa. Tuttavia come molti altri modelli Nike, la sneakers è stata rilasciata in versione limitata. Questo ha fatto si che la Go FlyEasy che costava $120, venisse rivenduta online a cifre anche di $2.000. Come sappiamo l’esclusività e l’hype sono due fattori che spingono molto il comportamento capitalistico. E così a qualcuno è sorta la domanda: come può Nike commercializzare qualcosa di così accessibile e poi limitarlo?

Partiamo dall’inizio. Tutto ciò che viene commercializzato come prodotto esclusivo e innovativo del marchio, va immediatamente a ruba. In quanto tale, le persone finiscono per acquistare il prodotto con l’unico scopo di rivenderla a prezzi mille volte superiori. Ma questa volta doveva essere diverso. Come sottolinea l’utente di TikTok Louie, la sneaker ha una funzione destinata ad assistere le persone con disabilità. La scarpa infatti, grazie a un gigantesco elastico sopra l’intersuola, permette di essere indossata senza che debba piegarsi e allacciare i lacci.

Louie, che soffre di artrogriposi (una condizione clinica caratterizzata da rigidità articolare), oltre ad incolpare questi rivenditori, gran parte della responsabilità di questa situazione la riversa su Nike. “Nike potrebbe fare di più e potrebbe fare di meglio se vogliono davvero che la scarpa sia accessibile alle persone con disabilità. Ma stanno facendo soldi in ogni casi, quindi perché preoccuparsene?“. Il ragazzo suggerisce che Nike poteva fare due cose. Non limitare la scarpa, e quindi permettere a tutti l’acquisto; Distribuirla presso le strutture ospedaliere che lavorano quotidianamente con persone con disabilità. “Ma purtroppo, a distanza di mesi, non vedo che ciò accada“, dice Louie.

In passato, Nike ha cercato di combattere i rivenditori vendendo determinate silhouette tramite estrazioni basate sulla lotteria o dando il primo accesso a un determinato gruppo di persone. È successo con il recente modello Aleali May. Il marchio ha dato la priorità di vendita alle donne in quanto il design era pensato per questa categoria. Ma qui, Nike ha sfruttato storie ispiratrici di persone con disabilità per vendere alle masse, senza dare il primo accesso a quelle con disabilità.

La schermitrice italiana Bebe Vio con le Nike Go FlyEase

Come ha risposto Nike alle accuse del ragazzo ? “La risposta a Nike Go FlyEase è stata incredibilmente positiva“, ha detto un portavoce di Nike . “A causa dell’enorme domanda, non siamo in grado di servire tutti i nostri membri in questo momento. Promettiamo che nei prossimi mesi saranno disponibili più unità e colorazioni aggiuntive della scarpa“. Attualmente sul sito web la collezione Nike FlyEase ancora non è disponibile.

In realtà la caduta del potere Nike non è nuovo. Già a gennaio il Financial Times se lo chiedeva in modo esplicito: “Can Nike Keep Its Cool?”. Il gioco di parole davvero efficace. Il brand infatti veniva chiamato sia a mantenere la calma (“cool”) ma anche a restare appealing. In un momento in cui puntare sui valori fondanti del proprio marchio, che coniuga sport e rivendicazioni sociali, per il colosso americano risulta sempre più complicato. Infatti da qualche anno la sua presenza si è diradata. Il canale di vendita è cambiato e prevale, al suo posto, il retail via internet. L’app SNKRS, nel 2015, ha costituito uno spartiacque. Oltre che tagliare i vecchi retailer, ha dato vita a un mercato di collezionisti.

Il dubbio è sollevato e la perplessità rimane. Qual è la vera identità della Nike? E soprattutto sa tenere, lei per prima, fede alle parole che dice? Il rischio è che le campagne a favore dell’inclusione e dei diritti delle minoranze, vengano viste come ipocrisie commerciali. E siamo certi che di sicuro, renderebbe il marchio Nike, molto meno cool.

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