LA MAGIA DI DIOR CRUISE 2021

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Maria Grazia Chiuri torna a casa, in un Salento corale che è terra di tradizioni, legata a valori come la condivisione, l’ospitalità e lo fa con la collezione Dior Cruise 2021, nata da un virtuosismo di menti, mani e vite che sfilano insieme nella piazza del DuomoPorte chiuse per un attimo sublime che tramuta il sud Italia nel centro del mondo, sorprendendo i sensi fini di una couture avvezza al profumo di rose con un verace aroma di pomodoro fresco e genuino. Accanto a lei, gli antichi mastri e mestieri di Puglia, sostituitesi alla sartorialità d’oltremare per convogliare l’attenzione sull’artigianato italiano. La piazza è uno scoppio di fuochi d’artificio, silenziosa kermesse di colori e luci che partecipano del barocchismo della cattedrale di Santa Maria Assunta: sono le Luminarie di Marinella Senatore, creatrice locale, che nel pizzo metallico e vitreo del setting ricama frasi che celebrano il femminile. L’antropologia ancestrale di Ernesto De Martino, il tarantismo, il folklore e la sacralità del piacere del territorio sono l’antefatto teorico che guida la mente della direttrice creativa nello stilare i contorni di abiti che la maieutica delle tessitrici della Fondazione Le Costantine porta alla vita, traendo la materia di Bar Jacket tessute a mano semplicemente interpretando i suoi pensieri e visioni.


Le texture sono ruvide e naturali, fibre vive nelle sfumature della terra: color sabbia, calcestruzzo bruciato da secoli di sole e reso polvere d’oro, verde marittimo di macchia mediterranea specchiata sul mare, rosso e ancora rosso, vene di magenta, lacca e ciliegia come nel fiorire della più bella fra le estati. Bianco, panna, ecru piatto come un cielo carico del calore di fine luglio. Verde kaki e accenni di rosa antico scuro. I tagli morbidi di vestiti, gonne, pantaloni e camicie sono trattenuti sul torso da un bustier con allacciatura a lisca di pesce, non quello dei sarti scultori di Francia, ma quello delle contadine nei campi arsi del Salento. Il décor floreale è l’omaggio a Miss Dior, alla tradizione di rose e mughetti di monsieur Christian e dei suoi giardini in pieno sboccio. Il ricamo a tombolo è intenso di forme che riprendono gli arzigogoli della cattedrale, il panorama visuale del paese in processione e delle sue luminarie. Gilet di maglieria per proteggere il cuore, cappotti lunghi e trame geometriche tratte dagli archivi di un’antica arte tessile, bordi in morbida lana ricordano il pelo ispido e nuvoloso delle greggi.

Nei capelli le bandane, borse portate a mano, la Book Tote, la Saddle, la Bobby appena nata. I piedi calzati da sandali aperti e ballerine morbide, da uno stivale di foggia locale. Il gioiello è minimale e sfacciato al tempo stesso.
Maria Grazia Chiuri porta in Italia lo spettacolo di una moda che è resurrezioni dalle ceneri, grido di speranza di un’umanità che, dopo la sofferenza, trova nelle origini, nelle radici, la forza per innalzarsi nuovamente.

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