IL DEBUTTO DI KIM JONES CON FENDI COUTURE

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Una delle sfilate d’alta moda più attese di quest’anno era quella di Fendi. Ha segnato il debutto del Direttore Creativo Kim Jones per le collezioni Couture e Prêt-à-porter Donna. Come ha raccontato a Olivia Singer, nella sua intervista per Vogue Uk, “Questa prima collezione mi sembra quasi autobiografica. Le cose da cui ho preso spunto sono molto personali”. Kim Jones ha infatti trasformato il lockdown in un’occasione per guardare dentro di sé, e questi abiti ne sono la dimostrazione.

Strascichi e mantelle. Si può sintetizzare così il debutto di Kim Jones. Una collezione preziosa, anche molto classica, con un richiamo al puro romanticismo, grazie alle mantelle imperanti in ogni foggia, ma anche agli anni Venti. Di preciso gli anni Venti di Virginia Woolf, che ispira la collezione con il suo Orlando, ma anche del circolo Bloomsbury animato da lei. Un circolo frequentato dalla migliore intelligenza inglese dell’epoca come Vanessa Bell, John Maynard Keynes, Lytton Strachey e E.M. Forster. Una collezione Couture da un lato molto femminile e sensuale, fatta di abiti scivolati e trasparenze, dall’altro androgina, in omaggio al personaggio di Woolf che attraversa i secoli cambiando sesso. Androginia tradotta non tanto nei modelli che indossano abiti femminili, quanto in un abito composto per metà da una giacca grigia e per l’altra metà da un abito da sera.

Kim Jones ha preso ispirazione, per questa creazione, anche da un vecchio bozzetto di Karl Lagerfeld. Perché non bisogna mai dimenticare chi ha occupato prima di te quella posizione e perché rielaborare l’archivio è il modo di lavorare fi Jones.  La sfilata è andata in scena al Palais Brongniart di Parigi in versione digitale.

Vinti i premi più importanti del settore moda, il creativo ha portato nella Maison romana una spiccata sensibilità che non rinuncia all’audacia. Qualità già apprezzate da modelle come Bella Hadid, Naomi Campbell e Kate Moss, nonché presenti alla sfilata haute couture Primavera/Estate 2021. 

Fendi è stata una delle poche maison italiane che ha presentato lo show a Parigi, come vuole la tradizione. Eh si perché nei tempi della pandemia, Dior ha oprato per una villa fiabesca in Toscana; Valentino ha deciso di presentare il defile a Roma, alla Galleria Colonna; Giorgio Armani invece la sua amata Milano.

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