PER IL NOME DI UN BRAND, NON SI BADA A SPESE

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Il percorso di Daniel Lee con Bottega Veneta sta assumendo sempre più la definizione di rivoluzionario, ma al tempo stesso sono molti i fatti controversi che circondano il suo eclettismo. A gennaio il brand ha abbandonato i social network, e poi c’è stata anche la rinuncia alle tradizionali sfilate in favore di presentazioni misteriose tenute nascoste per mesi e a cui ha partecipato un’elitaria cerchia di invitati.

Ma ora c’è di più. Qualche giorni fa, il moral watchdog della moda, Diet Prada, ha mostrato al pubblico una serie di gioielli prodotti da Bottega Veneta venduti a prezzi esorbitanti. Si tratta di una collana di perline intrecciate prezzo 2500€; un girocollo a spirale che ricorda il filo di un telefono prezzo 1500€; e un pendente in macramé da 980€. Cos’hanno in comune tutti questi prodotti? Sono molto simili a pezzi di bigiotteria più economica, facilmente reperibili su Ebay o Amazon a meno di 20€.

Si dirà: «Ma i materiali saranno preziosi». E leggendo la composizione dei prodotti potrebbe sembrare così. La collana di perline è composta da resina e argento sterling intrecciati con un semplice filo in tessuto; la collana a spirale è composta da un 60% di argento e un 40% di resina; infine c’è un 30% di argento nell’ultima collana con pendente in pietra.

C’è solo un problema: le attuali quotazioni dell’argento sterling si aggirano tra i 48 e i 53 centesimi al grammo. Un etto di puro argento sterling 925 costa in totale circa 48€. Quanto alla resina il prezzo si aggira fra i 6 e i 10 centesimi a perlina, a seconda della qualità. La collana macramè è anche composta da diaspro e zirconia cubica: il primo costa tra i 5€ e i 15€ al carato. La zirconia cubica, una gemma che imita i diamanti, può però arrivare a costare fino a 90€ al carato nei casi più estremi, mentre fra i 15€ e i 40€ per le gemme di qualità media. 

Ma non è la prima volta che i gioielli di Bottega Veneta finiscono al centro di una bagarre. I pendenti in pietra chiusi in una rete di tessuto apparsi nella collezione Resort 2021 del brand sono stati accusati di plagio solo pochi mesi fa. Lo scorso agosto lo studente del Central Saint Martins di Londra, Niccolò Pasqualetti raccontò di come Bottega Veneta gli avesse prima domandato il portfolio della sua collezione di gioielli in macramè durante un colloquio, per conclusosi in seguito in nulla. Peccato che poco dopo i suoi gioielli solo apparsi nella collezione Resort 2021. Diet Prada, che denunciò l’episodio lo scorso 11 agosto. Sottolineò inoltre le somiglianze di questi gioielli anche con una collezione di Elsa Peretti per Tiffany negli anni ’70.

Ma questo non è l’unico caso dove il nome di un brand è stato piazzato su un capo discutibile. Come dimenticarci dei famosissimi jeans e salopette sporchi di erba firmati Gucci.Il modello jeans a 5 tasche, aveva un costo di €680, mentre la salopette un prezzo di €980. Ma non finisce qui. Sempre il brand provocatorio di Alessandro Michele, a ottobre 2020 se ne era uscito con un altro accessorio discutibile. Delle calze strappate presentate in occasione collezione inverno 2020/21. Sorprendentemente andranno sold out. Sorpresi sì, perché in fondo, anche se firmati Gucci, si trattava pur sempre di un paio di collant smagliati al prezzo di 140 euro (165 dollari).

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