MILANO FASHION WEEK A/I 2021

Si è conclusa ieri la Milan Fashion Week. Giorni all’ insegna di style, tendenze e nuovi tessuti sperimentati. In calendario un centinaio di eventi tra sfilate, presentazioni e appuntamenti mondani.
Si sono visti sfilare i grandi big brand come Brunello Cucinelli, DSquared2, MSGM, Moncler, Iceberg, Diesel, Zegna, Diesel, Trussardi, Fay, Etro, Prada, Fendi, Giorgio Armani e Gucci. Purtroppo manca alla lista Versace poiché acquisita dal colosso Michael Kors, adesso sfila a New York (articolo qui).
Massimo Giorgetti per l’autunno inverno 2020-21 per l’Uomo di MSGM ha stretta una collaborazione con Dario Argento, il regista supremo del cinema horror italiano. Non sono state le immagini delle scene a dare vita ai cappotti, alle giacche, ai giubbotti, i jeans, le sneakers ma l’idea del colore e della passione di Argento per i rossi, i viola, i gialli, il nero. «Argento mi ha spiegato che non ha mai girato una scena con le luci colorate ma ha sempre usato dei tessuti colorati davanti alle luci», ha affermato il designer. 

Per Paul Andrew, disigner di Salvatore Ferragamo, la collezione Uomo autunno inverno 2020-21 compie un’operazione di decodificazione dell’abbigliamento maschile borghese.
La collezione di Etro di Kean Etro era una sfida del designer con se stesso. Voleva rendere ogni capo di abbigliamento una protezione e un messaggio, senza essere letterale. Alla coperta, per esempio, si riferiscono le frange che finiscono gli orli dei peacot e dei cappotti, in tutto simili a quelle dei plaid, e molti check di giacche e pantaloni. La coperta delle coperte che è il manto maculato dell’animale in natura e che, trasferito su un tessuto di lana a pelo lungo, diventa un cappotto proporzionato alle misure dell’attualità (e conquista il posto del pezzo più instagrammato della sfilata).
Miuccia Prada torna con forza a ribadire la necessità che la moda elabori un proprio pensiero autonomo e propone un uomo che si avvantaggia delle contraddizioni per rinnovare il suo aspetto e il suo pensiero. La sfilata si svolge in due piazze gemelle, due cortili di un palazzo immaginario, con al centro due statue equestri eseguite personalmente da Rem Koolhaas, il grande architetto responsabile della sistemazione e della ristrutturazione della Fondazione Prada.  I gilet in maglia aderentissimi e lavorati a trecce, giacche accostate ai fianchi e boxy, come del resto cappotti e soprabiti, in tessuti tradizionalissimi o in nylon sostenibile, camicie stampate come i pantaloni per costruire gli abiti pijama, gli abiti in tessuto di lana chiné, trench dalla linea ad A o a trapezio, cappotti in tessuti dal check tipici della sartoria ma ingigantiti, maglioni grossi con fantasie astratte, pantaloni stretti con le ghette, stivali in pelle con zeppe alte, cappotti cammello tanto tradizionali quanto irresistibili, sono gli oggetti della sfilata che esprimono un desiderio da soddisfare nell’immediato.
Silvia Venturini Fendi presenta una collezione che allinea i pezzi indispensabili del guardaroba maschili ma li rende trasformisti attraverso la frazionabilità e la funzionalità perché diventino atemporali e sostenibili. Gli accessori perdono la connotazione di genere e acquistano quella della funzionalità, le giacche si arricchiscono di taschini in modo che il capo di abbigliamento incorpora l’accessorio, il cashmere viene lavorato e intarsiato per sembrare una pelliccia e, coerentemente, la collaborazione di stagione con l’artista Anrealage serve per costruire capi trasformisti in nylon fotocromatico che cambia colore all’esposizione della luce del sole.
Gentile, rilassato, morbido è l’uomo di Giorgio Armani. Ha una figura tattile perché è espressione di un’eleganza studiata ma non calcolata. Anche quando va sulla neve. Il risultato sono cappotti ampi e avvolgenti in lana morbida, giacche in cashmere disegnate addosso come se fossero plasmate sul busto e che aderiscono ai muscoli pettorali grazie alle abbottonature alte e a doppio petto. Pantaloni ampi, mai cascanti ma sempre fluttuanti sulle gambe, i gilet portati a nudo sul busto che disegnano “un uomo bello e sexy”, camicie in velluto di seta dalla mano croccante ma dall’effetto confortante del velluto panné, maglioni a collo alto con la giacca da smoking. Colori affascinanti che passano da quelli naturali al burgundy, “l’unico rosso ammesso in un guardaroba maschile” Armani.
Alessandro Michele riporta Gucci sulle passerelle della moda uomo dopo anni in cui l’aveva spostato su quelle della donna. E presenta una collezione che è un invito a ritornare bambini. Ecco che abbiamo cappotti azzurri dal colletto in velluto nero, pantaloni corti al ginocchio, maglioni striminziti, camicette a fiori (una collaborazione con le stampe di Liberty London), maglioni in lurex, collane di cristalli che diventano collarette, pantaloni in pelle argentata e metallizzata a colori, cappotti e giacche in vichy azzurri. I capelli pettinati come quelli dei rockabilly a ricordare altri tempi del passato in cui si è tentata una lotta di liberazione del pensiero. Una collezione che si può definire anche poetica e struggente che non teme di spiazzare gli attuali clienti di Gucci.